sabato 4 luglio 2009

Curar l'influenza suina con la grappa, ovvero: della validazione statistica – Prima puntata

ANSA – Il prof. Hans Krupp dell'Università di Vienna ha dichiarato di aver trovato una cura per migliorare il decorso dell'influenza H1N1, meglio nota come influenza suina. Di aver trovato, o meglio di aver riscoperto la cura della nonna: latte e grappa. In un esperimento egli ha somministrato due volte al giorno a dieci pazienti il rimedio della nonna. Il risultato è stato che la durata della febbre è stata di due giorni e mezzo, contro la media di tre per i pazienti curati con altri mezzi. La comunità scientifica è molto divisa sulla validità dell'esperimento.


Come avrete forse capito, questo insolito post parla di statistica. Più precisamente, tratta di come sia possibile trarre delle conclusioni da un'indagine statistica -in questo caso, sull'efficacia di una cura.

Chiediamoci se l'esperimento del dottor Krupp sia valido. La risposta è che basandoci sui soli dati dell'agenzia ANSA non è possibile stabilirlo. Per farlo, avremmo bisogno di informazioni sulla dispersione dei dati. Per capire cosa sia questa dispersione, ipotizziamo due possibili scenari.


Nel primo scenario supponiamo che non solo la febbre causata dall'influenza suina duri in media tre giorni, cioè 72 ore, ma che abbia praticamente sempre quella durata. Supponiamo che siano rari i pazienti che, non curati o curati con altri mezzi, abbiano una febbre che dura meno di 70 ore o più di 74. Allora dieci pazienti che in media hanno 60 ore di febbre sono difficili da spiegare con una coincidenza e si è portati a credere che veramente la cura della nonna funzioni. Questo è uno scenario di dati con bassa dispersione.


Il secondo scenario è uno scenario di alta dispersione. In questo scenario la febbre dura sì tre giorni, in media, ma ci sono molti malati ai quali dura uno o due giorni e più o meno altrettanti ai quali dura quattro-cinque giorni. Per fissare le idee, nei due terzi dei casi la febbre dura dalle 48 alle 96 ore. In questo caso, una persona dotata di logica si ritrova piena di dubbi. Può ben darsi che la cura del prof. Krupp funzioni, ma invece potrebbe essere che casualmente egli abbia scelto dieci pazienti tra i più robusti e ne abbia dedotto una conclusione errata.


In tale secondo scenario, ogni persona di buon senso in questo caso inviterebbe il prof. Krupp a ripetere l'esperimento, magari su 100 pazienti. Ma se dovesse accadere che in questo nuovo esperimento la media risultasse di 66 ore, cosa si potrebbe dedurre? Immaginiamo una discussione tra un fan del prof. Krupp (K) e uno scettico (S).


K: L'esperimento ha avuto successo! Vedi infatti che la durata media della febbre su 100 persone è inferiore alla durata per i pazienti non trattati.


S: Sarà pure inferiore, ma non direi proprio che l'esperimento abbia avuto successo. Tra 66 ore e 72 ore la differenza è piccola. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che i pazienti sono stati scelti in una zona in cui la gente è normalmente più sana e robusta.


K: Ciò che dici è falso. I pazienti non li ha scelti il professore, ma un'agenzia statistica indipendente che ha scelto un campione rappresentativo per età, condizioni di salute e residenza.


S: Comunque converrai che un guadagno di sei ore in meno di febbre è ben poco, ci vuol altro per dire che si è trovata una cura.


K: Ma è comunque un passo avanti. Per alcuni la febbre è stata di sole 24 ore.


S: Sì, ma dai dati leggo che per altri è durata una settimana. E allora come la mettiamo? Io direi che con una variabilità così forte, il fatto che la febbre sia durata in media 66 ore anziché 72 è stato solo un caso.


K: No. 66 ore è poco meno di 72 ore, ma visto che la media è su 100 persone, il risultato conferma la validità della cura.


S: Balle! Per il 30% dei pazienti la febbre è durata addirittura più di quattro giorni, come fai a dire che quei dati significhino qualcosa? Quei numeri non hanno nessun valore.


K: E invece sì.


S: No.


K: Sì.


S: No...


La Statistica ha un metodo preciso per dire chi tra K e S abbia ragione. Con calcoli che per il momento non approfondiamo, è possibile stabilire con una certa precisione cosa accade se scegliamo un gruppo di cento pazienti (si chiama campione di cento pazienti) non sottoposti a trattamento. Questi calcoli portano a un risultato di questo tipo:


nel 99% dei casi, la media della febbre in un campione di cento pazienti è compresa tra x ore e y ore.


Questo è il concetto più difficile di questo post. La frase precedente significa che se si prendono tanti, ma tanti!, gruppi di 100 pazienti, e di ciascun gruppo si calcola la media, nel 99% dei casi questa media risulta compresa tra x e y. Il bello è che non occorre prendere veramente tante centinaia di pazienti: la statistica permette di calcolare x e y a partire dalla media e dai valori della dispersione già noti. Come si calcolino tali valori, è questione che non affrontiamo in questo post. Siamo invece interessati alle conclusioni che si possono trarre sulla cura Krupp. Consideriamo due possibilità.


  1. Supponiamo che la media trovata dal prof. Krupp, 66 ore, sia un valore più piccolo di x. Se la cura di grappa e latte non funzionasse, ciò significherebbe che il prof. Krupp si sarebbe trovato davanti a uno di quell'1% di campioni di pazienti con media anomala. E' difficile credere che uno scelga un campione a caso e vada a prendere proprio quello fallato; siccome infatti non ci si crede, in questo caso si conclude che la cura ha un effetto, magari piccolo, ma rilevabile.

  2. Al contrario, supponiamo il valore di 66 ore sia compreso tra x e y. Questo significherebbe che tra i campioni “normali” di 100 pazienti non trattati ce ne sono anche vari per i quali la durata media della febbre è di 66 ore o meno! E allora in questo caso la statistica si arrende. Può darsi che la cura Krupp funzioni, ma può anche darsi che lo scostamento dalla durata media delle 72 ore sia semplice casualità. In questo caso si conclude che il dato sperimentale non è significativo, cioè che non è una prova. Attenzione: non è provata l'efficacia della cura, ma nemmeno la sua non efficacia!



Concludendo. Qui è stata fatta qualche semplificazione. Ad esempio, quando si fanno esperimenti di tipo medico o farmacologico, di solito si tratta anche un secondo campione (detto campione di controllo) con una cura tradizionale o con una cura placebo. Ciò perché è noto un effetto, chiamato appunto effetto placebo, per il quale anche un trattamento con farmaci inefficaci (quali ad esempio una pastiglia di zucchero) può avere degli effetti terapeutici, dovuti a meccanismi psichici. Poi bisogna pur dire che come ogni metodo statistico esso focalizza un certo effetto (la durata della febbre), ma non è in grado di chiarire se questo effetto ha conseguenze realmente positive (chi mi dice che le complicanze non siano più frequenti quando la febbre dura di meno?)


Ho adottato lo stesso principio in qualche post precedente, parlando di tressette. E devo ammettere che lì ho un po' fatto il buffone. Intanto, laddove ho scritto che la statistica dice che siamo nella normalità, in realtà avrei dovuto dire che la statistica dice che potremmo essere nella normalità: siamo come al caso 2) di quelli trattati sopra. Inoltre, l'analisi statistica che ho fatto riguarda la media dei carichi in una mano, perché è di questo che ci lamenta spesso. Ma la casualità è un concetto molto più complicato. Immaginate un software che secondo gli sviluppatori sia casuale, ma che distribuisca tre carichi a giocatore per mano, sempre. La media è quella giusta, ma vi sembrerebbe una distribuzione davvero casuale? Non credo proprio.


Però c'è una cosa fondamentale da aggiungere. I profani credono che chi ha scritto il software per il gioco del tressette di GDM (www.mygdm.com) abbia anche realizzato da sé un qualche meccanismo per creare la casualità. Io il software non l'ho visto, ma sono certo che non sia così. La generazione di numeri casuali è implementata in ogni linguaggio di programmazione, compreso quello, che non conosco, che i creatori di quel sito avranno adottato. Tale generazione è studiata in tomi pesanti chili da barbosi studiosi d'informatica, da lunghi anni. Tutte le tecniche di generazione note hanno caratteristiche di casualità (veramente si chiama pseudocasualità) assolutamente affidabili. Ecco perché, a mio avviso, è impossibile che il software di GDM distribuisca le carte in un modo diverso da quello che noi riconosciamo come casuale.


(Fine prima puntata. Se proprio vi interessano i conti, ce ne sarà anche una seconda.)

giovedì 11 giugno 2009

Pensierino della sera

Mentre correggo gli elaborati, penso alle studentesse della Facoltà di Ingegneria che oggi li hanno svolti. Alcune sono veramente bellissime; altre sono perlomeno giovani, che è già essere a metà strada della bellezza. Le guardavo affascinato e mi veniva in mente l'intervista a Noemi Letizia, che si proponeva di fare carriera nel mondo dello spettacolo o, quasi che fosse la stessa cosa, nella politica:

Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali? 
«No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio».


Manco le va bene la regione, troppo poco: vuole direttamente il parlamento. E mi chiedevo, ma quando il merito conta meno della merda, chi glielo fa fare a queste ragazze di massacrarsi a studiare matematica, fisica, chimica e a farsi bocciare finché un vecchio barboso barone come me non si ritiene soddisfatto perché hanno imparato per filo e per segno tutti i teoremi?

domenica 7 giugno 2009

Fascisti dentro

Scrivo queste note senza ancora conoscere i risultati definitivi, ma prevedendo com'è inevitabile l'ennesima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi.

Il mio primo pensiero è che a distanza di ormai più di sessant'anni, l'atteggiamento democratico degli italiani è solo una formalità; in realtà, dentro, siamo rimasti in larga maggioranza dei fascisti. Preciso: non credo affatto che il nostro premier sia fascista; penso però che lo siano i suoi elettori, nel profondo del loro inconscio. Ci è rimasto dentro questo desiderio dell'uomo forte, che pensa a tutto, tutto risolve e ci libera della necessità di pensare alla cosa comune. Ci va bene se è forte, ci va ancor meglio se è prepotente e ancor di più se la sua prepotenza è esibita con sfacciataggine. L'atteggiamento popolare nei confronti della politica è paragonabile a quello nei confronti del calcio: ci dividiamo in tifoserie. Così i tifosi berlusconiani godono nel vederlo prevalere sui suoi nemici; non rendendosi conto di essere, nella maggior parte dei casi, loro stessi dalla parte degli sconfitti. Perché sconfitto è, in questa Italia corrotta, chi paga le tasse, chi perde il lavoro, chi tira avanti a stento fino alla fine del mese, chi rispetta le regole.

Sono riluttante ad aggiungere qualcosa alle migliaia di pagine che spiegano come il nostro Presidente del Consiglio sia impresentabile. Provo con una piccola sintesi. Ecco alcune categorie di persone che in Europa o negli Stati Uniti non solo non potrebbero essere capo di governo, ma sarebbero addirittura condannate a sparire dalla scena politica: 1) un politico che legiferi in conflitto con i propri interessi economici; 2) un politico che controlli mezzi di informazione; 3) un politico che attacchi quotidianamente la magistratura, a torto o a ragione; 4) un politico che faccia una legge che depenalizza reati dei quali è accusato; 5) un politico che insulti dei parlamentari europei di altri paesi dando loro del "Kapo'" o che faccia aspettare un capo di governo ospitante dall'altra parte del tappeto rosso, perché ha da parlare al cellulare; 6) un politico che non voglia chiarire alla stampa tutti i dettagli del suo rapporto con una minorenne e al contrario minacci e quereli i giornali che se ne occupano; 7) un politico del quale l'avvocato Mills scrivesse "I turned some very tricky corners, to put it mildly, and so kept Mr B out of a great deal of trouble that I would have landed him in had I said all I knew." (Ho aggirato alcuni spigoli pericolosi, per usare un eufemismo, tenendo in questo modo Mister B fuori da un mare di guai nel quale lo avrei messo se avessi detto tutto ciò che sapevo.) Ebbene, se una sola di queste caratteristiche nel mondo occidentale avanzato esclude una persona per sempre dalla politica, riuscire a restare in sella possedendole tutte e sette insieme rende felice il popolo berlusconiano come una vittoria della nazionale. E se per caso fosse vero che alcuni ministri sono tali per meriti di letto, ciò sarebbe un'ulteriore prova di potenza e quindi una vittoria ancor più gustosa. Che posso dire: contenti loro. Peccato che l'Italia e Mr. B siano diventati la barzelletta di tutto il mondo occidentale, la conferma, della quale davvero non si sentiva il bisogno, di stereotipi e di pregiudizi che oltr'alpe si nutrono sugli italiani. A me questa barzelletta non fa ridere. A me questa barzelletta fa vedere quanto arretrata sia ancora la cultura democratica nel nostro Paese.

Noi italiani giriamo per l'Europa, ma non la vediamo. Non vediamo l'enorme distacco di senso civico che ci separa da loro. Non vediamo che la raccolta differenziata, loro, la fanno da vent'anni, che hanno i termovalorizzatori in città, che pagano il biglietto sull'autobus. Non vediamo che da noi i camionisti guidano anche venti ore al giorno, in disprezzo completo del codice stradale, mentre appena passano la frontiera si mettono subito in regola. Non vediamo di avere un'evasione fiscale di portata tale da potersi considerare un conflitto sociale. E' un infinito provincialismo che ci porta a non vedere queste cose o, se per caso le vediamo, a fare un sorrisetto di scherno e a ritenerci più furbi di quei popoli che vivono tra le nebbie. Ma se un camionista che guida venti ore, o uno che dichiara 10.000 euro e si compra una X5 possono essere ritenuti dei furbi, presi singolarmente, un intero popolo che non rispetta le regole crea un disastro sociale ed economico che si ritorce su quegli stessi furbi, questo è chiaro.

Siamo culturalmente arretrati, nel senso della cultura democratica. Perciò confondiamo la partecipazione politica con la tifoseria e tifiamo per l'uomo potente, prepotente e protervo. Il Mussolini con la faccia del ventunesimo secolo. Mussolini non fu un cattivo politico, nella fase iniziale del suo regime. L'abolizione delle libertà democratiche oggi appare un abominio, ma si trattava di una fase storica diversa. C'era ordine, i treni circolavano in orario e la consegna della posta era più rapida di oggi; così come oggi Berlusconi ha risolto con rapidità il problema dei rifiuti a Napoli, lasciato vergognosamente in piedi da precedenti gestioni di centrosinistra. Poi però, l'assenza di oppositori generò in Mussolini un'illusione di infallibilità e lo condusse a scelte sciagurate e alla rovina della patria. Questo è l'errore da non ripetere: avere un capo del governo al di sopra delle critiche e delle leggi. Dobbiamo un'altra volta sbatterci il grugno? Dobbiamo aspettare il declino economico, la disoccupazione e l'isolamento internazionale per cominciare pensare alla politica in modo più maturo?

venerdì 24 aprile 2009

Il Presidente del Consiglio Parrocchiale

Avrete fatto caso al fatto che il desiderio di darsi una qualche importanza porta la gente ad occupare ogni possibile spazio della convivenza tra esseri umani. Può sembrare strano a qualcuno, ma si lotta per perfino entrare nei consigli di classe, nei comitati di quartiere e nei consigli parrocchiali.

Il consiglio parrocchiale è un organismo consultivo istituito da alcuni parroci per mantenere un maggior contatto con i laici della parrocchia. Naturalmente le decisioni vere le prende il prete. Ci mancherebbe: le anime belle non hanno i piedi per terra e sarebbero capaci di stornare i fondi per la messa a norma dell'impianto elettrico della sagrestia, in favore delle missioni. Se il consiglio elegge un coordinatore, questo viene ad essere una specie di capo laico della parrocchia. Ne ho conosciuto uno. Ti guarda con sussiego, come a dire: “Rispetto, cacchio! Stai parlando col Presidente del Consiglio Parrocchiale!” Se gli chiedi un aiuto, la sua risposta non sarà mai un sì subito, ma un “vedremo”, “non è così semplice”, “ne parlerò con...”. Nulla pare appagarlo di più dell'esercitare i suo minuscolo potere, facendolo pesare quanto più possibile al prossimo. A Napoli alcuni dicono “comandare è meglio che fottere”. Non siete d'accordo? Neppure io.

Ora, è chiaro a tutti che il Presidente del Consiglio Parrocchiale è la prima vittima di sé stesso. Se avesse cose più importanti o interessanti da fare, come dirigere un'azienda, esercitare la professione medica, gestire una cattedra universitaria, ma anche suonare il flauto o riparare vetture d'epoca, non si perderebbe dietro ad un'attività così meschina. Lui sa che gli altri lo sanno e ne soffre. E' chiaro anche che non sono i Presidenti dei Consigli Parrocchiali il male dell'umanità, come lo sono invece i dittatori, i terroristi o le calamità naturali. Piuttosto, farei un paragone con le zanzare o le afte. Tuttavia, come una zanzara, il Presidente del Consiglio Parrocchiale farà in modo di starti addosso il più possibile, perché il senso della sua vita è quello di darti un pizzico.

martedì 14 aprile 2009

Qualche conto sul tressette

In una mano, la probabilità di avere

0 carichi sono del 1,548 %

1 carico sono del 9,778 %

2 carichi sono del 24,2 %

3 carichi sono del 30,73 %

4 carichi sono del 22 %

5 carichi sono del 9,183 %

6 carichi sono del 2,232 %

7 carichi sono del 0,306 %

8 carichi sono del 0,022 %

9 carichi sono del 0,001 %

10 carichi sono del 0,000008 %



Media: 3; Deviazione standard: 1,271.

Ora considiamo 50 smazzate di un giocatore, scelte a caso, e calcoliamo la media.

L'intervallo di confidenza al 99% per la media su tale campione è [2,54;3,46]

Quindi se uno crede di ricevere carte non eque (per es. da un software) può fare così:

* considerare le ultime 50 mani (sono circa 10 partite), ehi non vale scegliersele: le ultime!

* contare i carichi

* se i carichi sono meno di 127 (o più di 173), E' POSSIBILE LE CARTE NON VENGANO DISTRIBUITE IN MODO CASUALE

* MA SE SONO PIU' DI 126 (e meno di 174) LA STATISTICA DICE CHE SIAMO NELLA NORMALITA'

sabato 21 febbraio 2009

101 scuse che non servono a nulla

Le 101 scuse di cui si parla nel titolo (in realtà 36) sono quelle di una campagna contro i viaggiatori abusivi, affisse nella metropolitana di Vienna per oltre cinque anni a cavallo del duemila. Alcune mi sono sembrate molto simpatiche, perciò le traduco. Eccole:

(17) Credevo che la domenica fosse gratis.
(22) Il biglietto ce l'ha mio fratello, ma è nell'altra carrozza.
(34) Me l'ha mangiato il cane.
(35) Non ho trovato l'obliteratrice.
(45) Dall'obliteratrice veniva un ticchettio e mi sono spaventato.
(50) L'aria della metro in arrivo mi ha fatto volar via il biglietto dalla mano.
(56) Volevo pagare dal bigliettaio, ma qui non c'è nessuno.
(63) Credevo che oggi fosse gratis.
(70) L'obliteratrice si è mangiata il mio biglietto.
(83) Non sono mica un viaggiatore abusivo. Semplicemente, non ho il biglietto.

(06) Controlli gli altri prima, intanto lo cerco.
(13) Ho scambiato oggi con ieri, per questo la data del biglietto non corrisponde.
(24) Pensavo che ogni dieci viaggi se ne potesse fare uno gratis.
(42) L'obliteratrice dev'essere senza inchiostro.
(51) Anche ieri ho viaggiato senza biglietto e nessuno mi ha detto niente.
(57) Quando le dico che ho il biglietto, lei deve credermi e basta.
(59) Veramente volevo andare a piedi, solo che mi sono perso.
(72) Veramente vivo a New York e sono qui per caso.
(78) Mio padre mi ha detto che i controllori non ti fanno niente.
(99) Oggi ho pagato già una volta.

(11) Mi vergognavo a chiedere dove fosse l'obliteratrice.
(19) Davanti all'emettitrice dei biglietti c'era uno che non mi faceva passare.
(28) Incomprensibile. Sul mio oroscopo c'è scritto che oggi è il mio giorno fortunato.
(48) Di solito è mia moglie che si occupa di queste cose.
(61) Volevo soltanto dare un'occhiata dentro.
(75) Sono un po' a corto di soldi, ma la settimana prossima pagherò doppio.

(14) Non basta il rimprovero?
(23) Miseria, mia moglie si è presa sia la macchina che l'abbonamento.
(29) Ehi collega, non mi riconosci, lavoro anch'io per le Wiener Linien!
(36) Brutti tempi, quelli in cui nemmeno i controllori possono permettersi il biglietto.
(64) Mi spiace ma non l'ho vista salire.
(76) Lei quanto guadagna? Vuole lavorare per me?

(40) Che ne direbbe di fare fifty-fifty?
(53) Non ho vidimato per non rovinare l'obliteratrice.

(71) Mi madre si è scordata di mettermi il biglietto nello zaino.
(88) Anche i giorni dispari?

giovedì 8 gennaio 2009

Sassolini

Sto diventando impulsivo. Probabilmente è la conseguenza del fatto che ho smesso la cura di antidepressivo e il mio umore va su e giù a sbalzi. Visto che amo la Scienza e detesto i politici (non la Politica), vado su tutte le furie quando un quaquaraquà qualsiasi decide della veridicità di un'analisi scientifica o di una teoria sulla base di tifoserie politiche. Ricordate la cura Di Bella? Un bel giorno i politici di destra decisero, essendo all'opposizione, che il governo dei comunisti stava cercando di ostacolare la scoperta più importante del secolo, cioè la Cura del cancro, per chissà quale retriva ragione. Ricordo ancora, come se fosse adesso, un leader della destra parlare della Commissione Unica del Farmaco come se fosse la cupola di Cosa Nostra. Purtroppo se hai il cancro e vedi in TV un personaggio "autorevole", che magari hai pure votato, dire che la cura c'è ma il governo non te la vuole somministrare, sei portato a crederci. Quanti morti ha sulla coscienza questa gentaglia.

Ma veniamo ad oggi. Vedo in TV, e leggo sul sito de "Il Giornale", un articolo a firma di Paolo Granzotto, intitolato "La Balla Spaziale". Ne riporto una parte perché ne vale la pena:
Adesso, se i membri dell’Accademia Reale delle Scienze disponessero di una seppur modica quantità d’amor proprio e volessero restituire al Premio Nobel quel poco di rispetto che tutto sommato si merita, dovrebbero convocare a Stoccolma Al Gore e Rajendra K. Pachauri, il presidente dell’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change. E lì, nella sala del concerto dell’Accademia Reale di Musica dove nell’ottobre del 2007 il Bibì e il Bibò del «global warming» ricevettero dalle mani di Re Gustavo il Nobel per la Pace - per la Pace! -, degradarli come si fa con gli ufficiali felloni o traditori. Con obbligo di restituire medaglia d’oro, diploma e, soldi sull’unghia, quel milione e centomila euri che ricevettero di prebenda.
L’abbiamo scampata bella. Se non interveniva la Natura con le sue gelate, le sue piogge e le sue nevicate, se non ci si fosse messa di buzzo buono per riempire fino all’orlo fiumi, laghi e bacini, per rimpinzare - in un fiat, fra l’altro - con trilioni e trilioni di tonnellate di ghiaccio le calotte polari di sopra e di sotto oltre che ghiacciai di tutto il mondo, ivi compreso il dato per morto e sepolto Perito Moreno, se non avesse, insomma, voluto dimostrare che lei fa quel che più le pare e piace strabuggerandosene delle proiezioni matematiche dell’Ipcc e delle quattro puzzette emesse da noi umani, Al Gore e Rajendra K. Pachauri sarebbero ancor qui a dettar legge.

Lasciamo perdere il termine "trilioni" e facciamo finta che ci sia scritto "fantastilioni". E' proprio l'impostazione cialtrona, la presunzione tipica di chi non lo sa nemmeno, di non sapere niente, che mi ha disturbato. Allora mi sono registrato al sito de "Il Giornale", sotto il nick "Brazov" naturalmente, e ho scritto quanto segue.
Ci risiamo: c'è gente, come questo granzotto, che crede che la natura segua le leggi della politica, piuttosto che quelle della chimica e della fisica. E siccome di solito coloro che studiano questioni ambientali sono COMUNISTI, e il comunismo è stato sconfitto dalla storia, ne consegue che sono degli scienziati inattendibili. granzotto, chi come te pensa che una nevicata sia una prova o una confutazione di una tesi scientifica (qualsiasi tesi), non capisce nulla del metodo scientifico. E sono portato a pensare che non capisca proprio un cavolo di niente.

Devo precisare che da amante della scienza io detesto non solo granzotto, ma proprio tutti quelli che la mischiano con la poltica, di qualunque colore essi siano: da quelli che dicono che le fonti alternative possono sostituire il petrolio (di sinistra), passando per quelli dell'inquinamento elettromagnetico e dei suoi presunti-indimostrati danni alla salute (di solito ancora di sinistra), fino a quelli che dicono che il riciclaggio è alternativo agli inceneritori (cobas napoletani).

Come al solito, l'animosità porta a strafare, e forse insultandolo mi sono messo parzialmente dalla parte del torto. Ma che liberazione, però.

In post più vecchi ho scritto più volte dei sondaggi fasulli di Sky e delle volate che continuamente la rete di Murdoch tirava al governo Berlusconi. Ora che il governo ha aumentato l'IVA a Sky, i titoli sono cambiati: si parla del Natale, del nuovo anno, della multa al calciatore Adriano. Intanto lo stato italiano continua ad elargire fondi per comprare i decoder per il digitale terrestre. Così, chi come me paga il canone Sky troverà un aumento, il cui corrispettivo in parte andrà direttamente alla concorrenza. Dal morir dal ridere. Ma tutto sommato la meritata bastonata a Sky allevia parzialmente il dolore del probabile aumento del canone.